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Bibliografie tematiche, percorsi e suggerimenti di lettura, recensioni singole da portare in classe

Muro di Berlino 1961 – 1989: piccola bibliografia per non dimenticare

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Libri, film, documentari e canzoni per cercare di raccontare a chi non c’era cosa è stato il Muro di Berlino e cosa è cambiato nel (e dal) 1989.

Costruito in una notte, dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989 il Berliner Mauer (Muro di Berlino) ha diviso in due la città, stravolgendo, in una manciata di ore, la vita e il quotidiano dei berlinesi. Lunga 155 km e alta quasi quattro metri (3,6 mt), la “striscia della morte”, con i tristemente noti checkpoint Charlie, Alpha e Bravo, oltre a essere il simbolo della Guerra fredda è anche il simbolo più usato per rappresentare tutti quei muri (non solo fisici) che alimentano le diseguaglianze. Come raccontare questo periodo e in particolare quel giorno di novembre del 1989 che lo ha visto cadere, pezzo per pezzo? Ecco alcuni suggerimenti.

Berlino sta celebrando con numerosissime iniziative l’evento del trentennale (visitberlin.de). Una menzione merita l’installazione di Patrick Shearn che si trova nel centro città di fronte alla Porta di Brandeburgo. (si tratta di una rete da pesca striata di mille colori, lunga oltre duemila metri, che fluttua nel vento per ricordare la caduta della cortina di ferro). In Italia inaugura invece a Roma “Nati dopo l’89” e sarà itinerante in Italia: un reportage del giornalista Matteo Tacconi che col fotografo Ignacio María Coccia ha visitato Dresda, Bonn, Trieste e Bari. Il risultato sono quattro reportage e una mostra per raccontare la generazione post-’89.

Si può iniziare dalle fonti ufficiali, ovvero documentari e filmati che percorrono la storia del Muro: molti sono disponibili nel sito di Rai Storia. Utile e molto interessante anche la lezione sul Muro di Rai Scuola, di Stefania Mancini (per entrambi bisogna accedere alla sezione dedicata).

Intenso e immediato il doodle di Google del 2014, realizzato per i 25 anni dalla caduta del Muro. In inglese (davvero straordinario) il video con disegni animati di TED-Ed, realizzato da Konrad H. Jarausch.

Colonna sonora per le lezioni? Ma sicuramente Wind of Change degli Scorpions. O Heroes di David Bowie (che dedicò ai berlinesi dell’Est il brano durante un concerto a Berlino Ovest nel 1987), Achtung baby degli U2, Berlin di Lou Reed o i 99 Luftballons di Nena.

Per quanto riguarda il grande schermo, con moderazione e solo per un pubblico abbastanza maturo, si può suggerire la visione di Good Bye, Lenin! di Wolfgang Becker (2003) anche se presenta alcune inesattezze storiche.

Per quanto riguarda romanzi per i più giovani, perfetto a partire dai 9 anni è Fuorigioco a Berlino di Christian Antonini (Giunti), illustrato da Daniela Volpari e ambientato nel 1961, proprio nei giorni della costruzione del primo reticolato. Per lettori a partire dagli 11 anni c’è Al di qua del muro. Berlino 1989 di Vanna Vannuccini, illustrato da Alessandro Baronciani (Feltrinelli Kids), che annoda la Storia contemporanea alla storia quotidiana di due tredicenni con illustrazioni che ricostruiscono perfettamente atmosfere e dettagli come fotogrammi di un film che ci riguarda da vicino. Il più recente è Zampe al muro di Eleonora Laffranchini (Fasidiluna).

Per i docenti e gli studenti della secondaria superiore, tra i saggi più recenti segnaliamo Berlino. In fuga dal Muro: Storie e imprese spettacolari di Saverio Simonelli (Effatà editrice); Il muro di Berlino e i suoi calcinacci. Cosa c’è da festeggiare? di Leonardo Facco, Mondadori 2019; Non si può dividere il cielo. Storie dal muro di Berlino, di Gianluca Falanga (Carocci editore) e Il muro di Berlino. 13 agosto 1961-9 novembre 1989, di Frederick Taylor. Tra i romanzi gli ormai “classici” Il cielo diviso di Christa Wolf (edizioni e/o), sfuggito alla censura, pubblicato appena dopo la costruzione del muro di Berlino, nella Germania dell’Est; Semplici storie di Ingo Schulze (Feltrinelli), con ventinove episodi, ambientati nella provincia dell’ex Ddr, subito dopo la caduta del muro; Il mio secolo di Günter Grass (fuori catalogo, da cercare in biblioteca). Tra le novità interessante lo sguardo di Mariapia De Conto nel suo Il silenzio di Veronica (Editrice Santi Quaranta).

Per approfondire l’argomento e parlare di muri contemporanei, si può iniziare dall’articolo di Antonio Polito.

Credits immagine: © Art Installation: Patrick Shearn of Poetic Kinetics, curated by Kulturprojekte Berlin, Photo: Thomas Meyer

“L’impronta genetica” di Robert Plomin: il maestro Ivan dice la sua

in Maschile singolare/Spunti di lettura di
Non proprio una recensione, ma di sicuro una analisi ironica quanto puntuale: Ivan Sciapeconi racconta a modo suo il saggio di R. Plomin (Raffaello Cortina Editore)

E anche il Ponte di Ognissanti è passato. Cosa c’è di meglio che una buona lettura per darsi la carica e rientrare? Qualcosa di motivante, qualcosa che dia la spinta per un nuovo inizio… In libreria trovo “L’impronta genetica” di un tale Robert Plomin. Due righe di biografia e il tipo pare importante. Leggo la quarta di copertina e l’abstract parla di scoperte scientifiche recentissime che dovrebbero portare a bei cambiamenti, a scuola. E poi Raffaello Cortina è una casa editrice seria. Lo compro. Già a pagina 80, Plomin tira giù dati e ricerche come non ci fosse un domani e i risultati convergono su questo dato: il 60% del rendimento scolastico è determinato dai geni. Non dice che la scuola è inutile, attenzione. Dice che è importante, ma a livello statistico, il successo scolastico è per il 60% in mano a qualcun altro. Faccio due conti: tra la metà di settembre e l’inizio di giugno -mi dico- incido per il 40% sul rendimento dei miei alunni. Faccio come a sette e mezzo: sto.

E sbaglio, perché quel 40% lo devo – statisticamente, si intende- ripartire tra scuola, famiglia e “ambiente non condiviso”. Ora, la famiglia lo sapevo, ma questo “ambiente non condiviso” mi esce un po’ da un fianco. Eppure, giura Plomin, è proprio “l’ambiente non condiviso” che la fa da padrone: gli incontri casuali, le esperienze non programmate, il caso. Per essere uno che cercava una lettura un po’ motivante penso di aver toppato. Chiudo il libro. Controllo se da qualche parte ho uno Sveva Casati Modigliani o Storia della Massoneria di Roberto Gervaso. Niente. Mi arrendo e torno a “L’impronta genetica”.

Le scuole con i migliori risultati, dice Plomin che è inglese e vive in un Paese in cui l’autonomia scolastica c’è ed è viva, sono semplicemente quelle che attirano gli studenti con un patrimonio genetico già selezionato. Se prendi i singoli studenti, invece, i migliori delle scuole peggiori sono sicuramente migliori della media degli studenti delle scuole migliori. Perché? Perché è il DNA a fare la differenza, mica la scuola o la famiglia. E qui Plomin mi torna a guadagnare dei punti. Sapere che c’è un Brown qualsiasi, in una scuola sgarrupata di Manchester, che da solo supera quelli della scuole del centro di Londra, a me fa simpatia. Quasi quasi ci ripenso. Quasi quasi lo consiglio, questo “L’impronta genetica” di Robert Plomin professore di Genetica del comportamento presso l’Institute of Psychiatry, Psychology and Neuroscience del King’s College di Londra. In fondo, se ammettiamo tutti che non siamo falegnami o giardinieri, se ammettiamo che il nostro mestiere non è piallare, modellare, potare, forse ci guadagniamo tutti. Potremmo scoprire che il nostro mestiere è più o meno guardare negli occhi i bambini e aiutarli a diventare il meglio di quel che sono.

Perché dobbiamo leggere “Il treno dei bambini” di Viola Ardone in classe

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L’analisi di Cinzia Sorvillo, docente, su “Il treno dei bambini”: una storia di separazione e di accoglienza che racconta l’Italia del dopoguerra.

L’amore ha tante facce, non solo quella che pensate voi, – interviene Maddalena. – Per esempio, stare qua sopra, in mezzo a tante pesti scatenate non è amore? E le mamme vostre che vi hanno fatto salire sul treno per andare lontano, a Bologna, a Rimini, a Modena… non è amore pure questo?Perché? Chi ti manda via ti vuole bene. Amerì a volte ti ama di più chi ti lascia andare che chi ti trattiene. Io questa cosa non la capisco, ma non parlo più. (Il treno dei bambini, p. 56)

Il treno dei bambini è un romanzo che ti prende nella pancia, non solo perché racconta una vicenda che ha il sapore della verità storica, ma perché con le parole riesce a farti affondare in quel coacervo così polimorfico e spesso contraddittorio che è l’amore. Solo i poeti possono custodire il mistero dell’amore, diceva Novalis, ed è vero. Solo agli artisti è concesso il dono di parlare d’amore, di suggerire l’amore, di sussurrarlo e di farcelo sentire nelle ossa, anche quando non parla del ‘nostro’ amore.
E Viola Ardone in questa storia, come solo i poeti sanno fare, ci parla d’amore, di un amore che ha tante facce, dai risvolti talvolta anche brutali, ma che sono, tutte quante, mosse da un unico imperativo, quello che a Napoli traduciamo, da sempre, non con la formula del ti amo, ma con il te voglio bbene. Quando vuoi bene, desideri ‘il bene’ dell’altro, desideri che l’altro possa stare bene, avere le sue opportunità, che possa conoscere il suo desiderio; quando vuoi bene non pensi al tuo di bene, vuoi bene e basta, anche se ciò comporta una grande sofferenza, una radicale mancanza.

Siamo nella Napoli del secondo dopoguerra e Amerigo Speranza è l’io narrante di una storia straordinaria, dura, che racconta la vicenda poco conosciuta di migliaia di bambini meridionali che, nel secondo dopoguerra, grazie al Partito Comunista, vennero strappati alla miseria e affidati a famiglie del Nord e del Centro. Amerigo è povero, vive a Napoli con la madre Antonietta, è figlio unico senza un padre, forse sparito in America. La madre decide di offrirgli l’opportunità di una vita migliore, per lui desidera scuola, cibo, salute. Il bambino parte per il Nord spaventato dalle dicerie sulle cattiverie e sulla crudeltà dei comunisti; sale sul treno per recarsi in un altrove sconosciuto dove troverà, gli hanno garantito, una famiglia affettuosa e una casa accogliente. Siamo in una Napoli in cui le scarpe non ti supportano nel tuo cammino ma o ti vanno strette o non le hai proprio e Antonietta, una mamma che parla poco, perché le parole non sono arte sua, sceglie quella radicale formula del ‘voler bene’ a suo figlio, anche se ciò, in lei e in Amerigo, comporterà un taglio totale, un ontologico spezzarsi a metà.

Antonietta è una madre che, insieme ad altre madri, inserisce il suo personalissimo amore per suo figlio in un discorso più ampio, in uno spazio di solidarietà e di rete che in Italia è veramente esistito e che ha visto la partecipazione di tantissime donne e uomini che sapevano agire. Un discorso che affonda le sue radici negli ideali del Partito Comunista, quello che aveva appena subito gli orrori e la violenza truce e cieca della guerra e che pertanto sapeva che gli ideali sono tali solo se capaci di tradursi in azioni vere e concrete. Un partito, insomma, che conosceva la differenza tra solidarietà e carità, che conosceva il senso più autentico dell’ospitalità.

Antonietta non è comunista, non conosce l’ideale partitico, però si affida ad altre donne e lascia andare, non concepisce suo figlio come una proprietà, ma lo lascia alle mani dell’Altro affinché quel figlio possa ricevere la ‘cura’ della vita, possa avere la possibilità di conoscere le sue inclinazioni, possa, in altre parole, avere le ‘sue’ di scarpe, scarpe che possano accompagnarlo nel suo personalissimo e unico percorso di crescita. Antonietta sa che al di là della Natura, al di là del sesso e della stirpe, una madre è tale se sa rispondere al ‘grido’ del figlio, al suo bisogno di scarpe, e Antonietta è una madre che dona il suo amore in nome di un’ospitalità senza diritto di proprietà. È un amore coraggioso quello di Antonietta perché Amerigo è un bambino che, nonostante tutta la povertà, amava la cura particolare della propria madre, quella cura fatta di mani che sanno riscaldare dal freddo della notte.

Io penso a mia mamma Antonietta. La sera nel letto le azzeccavo i piedi freddi sulla coscia. E subito arrivava l’allucco: <Che, mi hai pigliato per il braciere tuo? Leva subito questi pezzi di baccalà!> Però poi mi acchiappava i piedi e me li scaldava con le mani, dito per dito. E mi addormentavo, con le dita dei piedi miei in mezzo alle dita delle mani sue. (Il treno dei bambini., p. 51)

Come il professor Massimo Recalcati scrive nel suo libro Le mani della madre, “le mani sono il primo volto della madre”. Le mani sono il volto capace di “alleviare l’angoscia, di sottrarre la vita all’abbandono assoluto in cui è gettata”. La madre è, attraverso le mani, l’Altro che non lascia che la vita del figlio cada nel vuoto, è il nome del primo “soccorritore”. Solo attraverso il volto della madre, il bambino può incontrare il suo volto”. (Le mani della madre, pp. 183-184)

E Amerigo amava proprio quelle mani lì e senza quelle mani sentirà dentro di sé quella tristezza nella pancia che ha il sapore dell’abbandono, anche se il suo treno lo porterà in altre mani, in altri abbracci, in altri sorrisi, come quello di Derna, di Rosa, o nell’abbraccio di un uomo come Alcide che saprà essere per lui proprio come un padre.

Viola Ardone in questo romanzo ci avvolge totalmente. Quando ascoltiamo la voce di Amerigo non possiamo non sentire tutte le contraddizioni di questa forma così radicale di amore, non possiamo non sentire tutto il ventaglio di sentimenti che si squadernano nell’animo del protagonista, non possiamo non sentire anche noi la tristezza nella pancia che come figli, in un modo o nell’altro, abbiamo sentito nelle nostre vite. Un amore pieno di malintesi, un amore che però saprà ricomporsi e che consentirà comunque ad Amerigo di trovare le ‘sue’ scarpe e di scoprire il suo talento.

La bottega profuma di legno e colla. Ci sono gli strumenti, alcuni
interi e altri spezzettati, che aspettano di essere costruiti. – Che cosadevo fare? – chiedo io. – Siediti e guarda, – risponde, e inizia a lavorare. Io ascolto, osservo e il tempo passa veloce, non come a scuola. […] Appena appoggio il corista sul pianoforte sento un brivido che dalle dita passa nel braccio e sale fino al collo, come una volta che volevo svitare la lampadina sul comodino di mia mamma e presi la scossa. […] Ma questa è una scossa bella, di felicità. […] Il violino ci sta? – chiedo io, perché Carolina, la mia amica che sta al conservatorio, suona proprio quello. Il violino è complicato, – dice lui. – Siediti qua, – mi fa sistemare su uno sgabello davanti al pianoforte, mi fa premere i tasti ed escono le sette note che conosco io. Provo di nuovo ancora e ancora una volta: comincio a mischiare le note, proprio, come i numeri, e i suoni diventano infiniti. Mi immagino un maestro di musica, come quelli che ho visto dentro al teatro quando io e Carolina ci siamo intrufolati durante le prove. (Il treno dei bambini, p. 98-99)

Viola Ardone in questo libro non giudica, non sentenzia ma ha avuto la grande maestria di entrare nei panni di un bambino e di vedere il mondo attraverso quegli occhi, occhi che osservano, si innamorano, piangono, odiano, ma anche occhi che sanno perdonare, sanno rialzarsi e rinascere. Un libro che noi insegnanti dovremmo far leggere a scuola, a partire dalla scuola media per diversi motivi:

  • Perché è una storia che ci consente di parlare di Storia e di capirla la Storia senza entrare nel nozionismo.
  • Perché ci consente di capire e di far capire ai nostri alunni quanto siano importanti gli incontri, l’educazione, la formazione (quella che Amerigo non poteva avere a Napoli ma che poi, proprio grazie a quel treno, gli è stata offerta) per scoprire i nostri talenti e la nostra vocazione più particolare
  • Perché è un libro che ci consente di conoscere una lingua costruita sulla sintassi e il lessico di Napoli, facendoci immergere totalmente in una città che, come recita una splendida canzone di Pino Daniele, è di mille culure e mille paure.
  • Perché le vite degli altri che conosciamo attraverso i grandi romanzi, anche quando sono apparentemente lontane da noi, in realtà hanno il potere di parlarci e sanno raccontarci anche un po’ di noi stessi e tale è la magia che si dischiude ne Il treno dei bambini.
  • Ultimo ma non ultimo, perché ci consente di comprendere forse un pochino in più anche i viaggi che oggi quegli altri ‘meridionali’, quelli del Sud del mondo sono costretti a fare per provare ad avere una possibilità e a capire, forse, anche il dolore di quelle madri che si separano dai loro ragazzi con la speranza che possano incontrare anche loro ‘un treno’ che non li porti verso la morte ma verso la vita.

Per approfondire l’argomento sui “treni della felicità” vale la pena cercare e portare in classe anche il recentissimo albo illustrato Tre in tutto di Davide Calì e Isabella Labate, Orecchio Acerbo. Di questo albo abbiamo parlato nell’articolo “La paura nelle storie per l’infanzia: brividi che aiutano a crescere”.

Da vedere inoltre il docufilm Pasta nera, di Alessandro Piva. Anche RaiScuola ha dei materiali video: I treni della felicità, di Michela Guberti, con Bruno Maida.

Credits immagine: illustrazione tratta da “Tre in tutto” di Davide Calì e Isabella Labate, Orecchio Acerbo


La luna tra scienza e narrazione: novità in libreria

in Spunti di lettura di
le voyage dans la lune – Georges Méliès
Tra il 20 e il 21 luglio 1969, in mondovisione, avviene il primo allunaggio della storia. Ecco i titoli che ci permettono di entrare in un sogno senza confini.

Una diretta in mondovisione. Il fiato sospeso. Quelle immagini, le voci. E infine quell’impronta, sul suolo lunare. A cinquanta anni dal primo allunaggio (anche se per i complottisti non ci siamo mai stati) ecco alcuni titoli da portare in classe, per parlarne, per interrogarsi, per sognare un po’ e per viaggiare tra speranze, aspirazioni e buchi neri (non solo in senso astronomico).

Il giorno della luna di Chris Hadfield, traduzione di Loredana Baldinucci Il Castoro, 2019
Poetico, tenero, efficace: un aspirante astronauta, la paura del buio, le immagini dell’allunaggio.

L’astuccio dell’astronauta di Francesco Gallo, illustrazioni di Anna Oppio, L’orto della cultura, 2019
Un viaggio nel viaggio, tra buio e luce di stelle (dentro e fuori). Un piccolo gioiellino.

Nuno salva la luna di Marino Neri, Canicola, 2019
Un bambino galattico alle prese con il difficile compito di ritagliarsi il proprio spazio nel mondo. Intenso.

Astrogatti missione luna, di Drew Brockington, traduzione di Omar Martini, Il Castoro, 2019
Una graphic novel che unisce umorismo, suspence e avventura (e ha un cuore greeen). Protagonisti? Quattro (astro)gattini.

Corsa allo spazio di Clive Gifford, illustrazioni di Paul Daviz, DeAgostini, 2019
Per scoprire le differenze tra sonde sovietiche e Usa, cosmonauti e astronauti, protocolli e le varie fasi del progresso scientifico e tecnologico.

Come diventare un astronauta, Dott.ssa Sheila Kanani, DeAgostini, 2019
Ingegneri spaziali ma anche chef stellati o designer di astronavi: ecco le professioni legate al cosmo.

Nella collana Che storia! di EL:
Il Big Bang e la nascita dell’universo, di Sergio Rossi, illustrazioni di Cristiano Lissoni, 2018
1969: Il primo uomo sulla Luna, di Christian Hill, illustrazioni di Giovanni Pota, 2018

La notte della luna, Guido Quarzo, Anna Vivarelli, Einaudi Ragazzi, 2018
L’infanzia, i sogni, lo sguardo sgranato di fronte a un evento destinato a entrare nella Storia.

C’era una volta una stella di James Carter, illustrazioni di Mar Hernández, traduzione di Alessandro Riccioni, Lapis, 2018
Efficace e poetica la narrazione in rima, potenti anche le illustrazioni. Una vera (bella) sorpresa.

Quando la luna ero io di Luigi Garlando, Solferino, 2018
Un romanzo intenso, a tratti esilarante, coraggioso e un po’ aspro, con protagonisti indimenticabili e un intero paesino (Sant’Elia del Fuoco) coinvolto nell’avventura del secolo, lo sbarco dell’uomo sulla luna con la missione Apollo 11.

Di luna in luna, di Stefano Sandrelli, Feltrinelli Kids 2019
Da Galileo alla grande sfida tra Stati Uniti d’America e Unione Sovietica nello spazio, dalla scoperta delle lune di Giove alla raccolta di pietre lunari, da Marte alle lune di fuoco e di ghiaccio intorno a Giove e Saturno. E un’intervista a Samantha Cristoforetti.

Terra chiama luna di Lara Albanese, illustrazioni di Luogo Comune, Editoriale Scienza 2019
Efficace, sintetico, chiaro: dall’addestramento ai protagonisti, dalle missioni passate al futuro possibile.

Voglio la luna, di Umberto Guidoni e Andrea Valente, illustrazioni di Susy Zanella, Editoriale Scienza, 2019
Guidoni è stato il primo astronauta europeo a bordo della Stazione spaziale internazionale. Oltre alle informazioni astronomiche sul nostro satellite, leggende, romanzi, film, fumetti, dipinti, brani musicali e… scenari futuri.

Apri gli occhi al cielo. Guida all’universo, AA.VV. e Silvia Vecchini, Mondadori, 2019
Sollevare lo sguardo alla ricerca di stelle e pianeti diventa un viaggio incredibile alla scoperta dei confini dell’Universo fino ad arrivare nella nostra storia più remota con il Big Bang. Sei appassionate astrofisiche rendono semplici i concetti più complessi.

Planetarium. Il grande libro dell’universo di Raman Prinja, illustrazioni di Christopher Wormell, traduzione di Elena Gatti, Rizzoli 2018

Universi. Dai mondi greci ai multiversi di Guillaume Duprat, L’Ippocampo, 2018  
Duprat ci invita a un meraviglioso viaggio visivo e scientifico nell’universo di ieri, di oggi e di domani, dal cosmo sferico dei pitagorici a quello eliocentrico di Copernico, dalla geniale intuizione del tempo come quarta dimensione di Einstein alle più recenti teorie derivate dalla meccanica quantistica.

Atlante del cielo di Lara Albanese, illustrazioni di Lucia Scuderi, Jaca Book, 2018
Le mappe figurate delle costellazioni raccontano i miti dell’antichità. La scienza spiega stelle, galassie, nebulose e buchi neri. Venti tavole arricchiscono la descrizione di ogni costellazione.

Diario di un’apprendista astronauta di Samantha Cristoforetti, La Nave di Teseo, 2018
La storia della lunga strada che ha portato @Astrosamantha alla rampa di lancio. I pensieri e le emozioni nei giorni trascorsi a bordo delle Stazione Spaziale.

La mini e la luna. Il ’68. Le proteste, i sogni e le conquiste degli studenti, di Sofia Gallo, illustrato da Otto Gabos, LibriVolanti, 2018
Un baule di storia e storie, sogni, speranze, ideali, rivoluzioni, minigonne e futuro (che forse si è perso). Imperdibile.

Da non perdere, da scoprire, da tenere cari (tra gli altri):
Armstrong. L’avventurosa storia del primo topo sulla Luna, di Torben Kuhlmann, traduzione di Anna becchi, Orecchio Acerbo, 2016
La grande avventura dell’universo, di Stephen e Lucy Hawking, Mondadori, 2012

Una bibliografia molto ricca si trova qui: Guarda che luna! A cinquant’anni dall’allunaggio

History of the Lunar Landings” invece è la Story Map 3D interattiva e navigabile che consente di visualizzare i luoghi degli sbarchi delle missioni Apollo sulla Luna.

Per gli appassionati del complotto “non siamo mai stati sulla luna” infine moltissimo materiale si può visionare (e discutere) nel blog Il giorno della verità di Guido Travan

Credits immagine: tratto da “le voyage dans la lune” di Georges Méliès

Leonardo da Vinci: le novità editoriali da portare in classe

in Protagonisti/Spunti di lettura di
Le novità da proporre agli studenti per far conoscere il maestro nato a Vinci e le sue opere (divertendosi)

Leonardo, il genio. Per conquistare definitivamente i giovani e i giovanissimi, accanto a mostre ed eventi in tutta Italia (e anche all’estero), alcune novità in libreria sono davvero godibilissime e imperdibili. Titoli da aggiungere alle “liste” per divertirsi leggendo durante i mesi estivi, ma anche – e soprattutto -per aggiornare con titoli di qualità la biblioteca di classe.

Lisa Monnalisa” di Janna Cairoli e Lorenzo Tozzi, illustrato da Francesca Carabelli, Edizioni Curci

A Leonardo da Vinci e alle sue ingegnose macchine è ispirata questa briosa filastrocca di Janna Carioli, musicata da Lorenzo Tozzi, illustrata da Francesca Carabelli e messa in pagina da Gabriele Clima. Un omaggio in musica che, sollecitando la fantasia dei bambini, diventa via d’accesso alla curiosità e alla scoperta anche grazie alle pagine di approfondimento in fondo al libro. E con il QR code che trovi dentro il libro accedi alla canzone online da ascoltare e ricantare in ogni momento!-

Dicono di me. La Gioconda” di Davide Calì e Marianna Balducci, Hop Edizioni
Un albo strepitoso, che affronta il tema della fama e dell’identità a partire dal quadro più famoso del mondo con scheda finale per approfondire gli aspetti storici e storico-artistici. (Testi asciutti, ironici e sagaci; le espressioni di Monna Lisa esilaranti). Geniale.
Età di lettura: da 7 anni

Leonardo da Vinci. Genio senza tempo” di Davide Morosinotto e Stefano Turconi, Edizioni EL
Leonardo da Vinci: pittore, musicista, inventore insuperabile. Un genio che non ha mai avuto paura di sbagliare, cercando di spingersi sempre un po’ più in là. Le ultime pagine del volume offrono una brevissima appendice con i luoghi o le opere legati al personaggio e sopravvissuti fino a noi. Sintetico, essenziale.
Età di lettura: da 7 anni

La vita (divertentissima) di Leonardo. L’amico geniale di Cécile Alix e Leslie Plée, Sonda Edizioni
Una biografia illustrata, fresca e unica. Un linguaggio diretto, ma ricco di dettagli. Per sapere tutto, ma proprio tutto, sull’amico più geniale del mondo. Divertente e frizzante.
Età di lettura: da 8 anni

io, Leonardo da Vinci. Vita segreta di un genio ribelle” di Massimo Polidoro, Il Battello a Vapore
Polidoro racconta episodi curiosi del genio di Vinci: pregi e difetti, momenti fortunati e sfortunati, uno spirito curioso, il desiderio smisurato di sapere e l’ambizione di affermarsi, capace di superare i propri limiti e affrontare esperienze difficili e avversità. Pacato, puntuale.
Età di lettura: da 10 anni

Le grandi macchine di Leonardo. 40 invenzioni geniali di Davide Morosinotto e Christian Hill, Editoriale Scienza
Sommergibili, aeroplani, automobili, carri armati, ma anche ventilatori, viti, chitarre, gru e calcolatrici: quanti oggetti sno stati immaginati da Leonardo? E ci sono anche schede pratiche per realizzare alcune invenzioni leonardesche. Piccoli ingegneri crescono.
Età di lettura: da 8 anni

Leonardo” di Stefano Zuffi, Feltrinelli Kids
Leonardo racconta la sua vita, le amicizie e le rivalità con gli altri pittori, i successi e i fallimenti, le passeggiate nei boschi, la scrittura alla mancina e i suoi capolavori: tra gli altri la Vergine delle rocce, il Cenacolo, fino alla Gioconda, tanto amata da portarla sempre con sé. Perfetto per chi ama la storia e l’arte.
Età di lettura: da 10 anni

Ma chi era questo Leonardo” di Giulia calandra e Luca Poli, Franco Panini ragazzi
Il testo è semplice e curioso ed è accompagnato da illustrazioni e vignette ironiche. Il primo capitolo contestualizza il personaggio nel momento storico in cui viveva e una scheda mostra i collegamenti con quello che succedeva all’epoca. Nei riguardi del libro troviamo due mappe: la prima fotografa il mondo all’epoca del protagonista e indica i luoghi salienti della sua esistenza; l’altra mostra il mondo ai giorni nostri e segnala dove poter trovare notizie e opere che lo riguardano.
Età di lettura: da 7 anni

Leonardo da Vinci” di Jane Kent, National Geographic Kids
La vita, il lavoro e i successi di Leonardo raccontati in prima persona con testi brevi e semplici, ricchi di aneddoti e curiosità e resi ancor più appassionanti dai coloratissimi e divertenti disegni di Isabel Muñoz
Età di lettura: da 6 anni

Chi era Leonardo da Vinci” di Roberta Edwards
Chi era Leonardo da Vinci? Un bambino solitario, un ospite del re di Francia, un inventore, musicista, ingegnere, scienziato e pittore della famosissima Monna Lisa, e molto altro.
Età di lettura: da 6 anni

Leonardo. Amore ogni cosa vince. Segreti di vita e bellezza” a cura di Gino Ruozzi, Interlinea
Un saggio, una raccolta di aforismi e pensieri (per i più grandi). I temi trattati nell’antologia sono: il tempo; ritratti; anima e corpo; pittori; autori, autorità, esperienza; le scienze; aforismi ed epigrammi; il nulla e l’infinito; brevità; la forza e le forze; l’acqua; il cielo, l’aria, il sole, la luna.

Se non li avete già sono da sfogliare (e acquistare) anche:

“Leo” di Luisa Mattia e Alberto Nucci Angeli, Lapis Edizioni
Autobiografia raccontata da Leonardo bambino. “Leonardo mi chiamo e so giocare. Gioco con la luce, con l’acqua, con il sole e la luna, con il tempo che passa e certe volte scappa e non si fa trovare. Questo mi piace: cercare. Inseguo ciò che si nasconde, scopro ciò che non so”. Delizioso.
Età di lettura: da 6 anni (anche meno, in lettura condivisa)

“Pensa come Leonardo Da Vinci. Giochi per la mente “ di Carlo Carzan e Sonia Scalco, Editoriale Scienza
Un percorso tra narrazione e giochi per la mente, ideato per allenare memoria, concentrazione, creatività e curiosità sulle orme del genio più complesso e poliedrico di sempre. Un libro per “imparare a imparare”.
Età di lettura: da 8 anni

Crediti immagine di copertina: Leonardo da Vinci e Monna Lisa visti da TV Boy. Sticker in Milano, Italy. Picture by Giacomo Zavatteri

Sindrome di Down: come raccontarla ai bambini?

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down
Il 21 marzo ricorre il World Down Syndrome Day – WDSD (la Giornata Mondiale delle Persone con Sindrome di Down): ecco una piccola bibliografia ragionata

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La paura nelle storie per l’infanzia: brividi che aiutano a crescere

in Spunti di lettura di
Tre in tutto labate Calì, Orecchio Acerbo 2018 paura
La paura è un’emozione funzionale, ovvero serve e insegna, è importante averne esperienza. E autori e illustratori conoscitori d’infanzie ben sanno tutto questo…

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La mafia raccontata ai più giovani: bibliografia essenziale

in Spunti di lettura di
mafia
Raccontare la mafia agli studenti? Si può, si deve. Trovare le parole giuste non è semplice ma ci vengono in aiuto alcuni autori contemporanei, che uniscono grande sensibilità, attenzione alla realtà storica e una capacità narrativa davvero straordinaria. Ecco i titoli che non dovrebbero mancare in nessuna biblioteca scolastica.

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Calpurnia e le altre: riflessione fra gli scaffali di una biblioteca scolastica

in Spunti di lettura di
Tre libri, tre storie di un tempo lontano, di donne di un’altra epoca ma che possono ancora dire molto alle piccole donne di oggi

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Distopie, avventure, classici, libri originali da consigliare per l’estate

in Spunti di lettura di
lettura libri estate
Che libri consigliare ai ragazzi? Imporre i romanzi imperdibili o lasciare libera la scelta? Il dibattito è aperto. Qualche proposta e suggerimento per insegnanti e genitori

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Stoner, la riscoperta di un capolavoro nascosto

in Spunti di lettura di
recensione stoner
Stoner è un libro che ti sorprende, una storia di avvincente normalità che ti trascina fino all’ultima pagina

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Rubriche

Didattica e diritto

di Gianluca Piola

Fra cattedra e finestra

di Sabina Minuto

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Giochi senza frontiere didattiche

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