A caccia di storie: cosa ci raccontano gli strumenti di lavoro?

in Attività in classe di
Obiettivo (della macchina fotografica e della nostra immaginazione) puntato sugli strumenti di lavoro: sono proprio “le cose” a guidarci in questa esplorazione.

Per chi ha ingranato fin da subito e chi ancora ha bisogno di un po’ di tempo per carburare, settembre ha segnato, come ogni anno, un nuovo inizio, specialmente tra i banchi di scuola. È tempo quindi di mettersi all’opera, è tempo di mettersi al lavoro. Da bambina, da adolescente ho sempre visto la scuola come “il mio mestiere” (un po’ il corrispettivo del dovere dei miei genitori) che, se ero fortunata e capace di prendere dal verso giusto, si sarebbe anche potuta trasformare in un piacere (come alla fine è stato in molte occasioni). Non ho mai avuto le idee chiare su cosa avrei fatto di lavoro per davvero una volta diventata grande però, come tutti i bambini, ho avuto le mie “fasi”, i miei innamoramenti, le mie più o meno tormentate sfide per capire in quali panni mi sarei potuta trovare in futuro.

Mi piacevano i libri compilativi in cui si elencavano i mestieri più disparati, mi piaceva avere in casa un babbo che era medico (con un mondo professionale molto strutturato intorno, con grandi responsabilità) e una mamma pittrice (con un mestiere fatto di grande passione, tempi non convenzionali, tanta emotività). Da adulta mi è piaciuto scoprire come dietro a mondi di cui si ha spesso un’idea molto stereotipata (come la moda, per esempio) ci sia un cosmo di professionalità e competenze diverse. Le professioni, quelle più antiche e quelle che nascono grazie alle opportunità che i cambiamenti del mondo ci offrono, sono testimonianze dense di fascino e di informazioni sulla nostra civiltà, la nostra cultura, la sua storia e le sue ambizioni. 

Per allontanarci allora dall’approccio astratto che a volte tendiamo ad adottare ed entrare invece nel vivo di questo “saper fare” così ricco che ci circonda, fotografia e disegno ci vengono in aiuto. L’obiettivo (della macchina fotografica e della nostra immaginazione) sarà puntato sugli strumenti di lavoro: che si tratti di professioni che richiedono specifici attrezzi più artigiani, che sia invece il caso di un lavoro più intellettuale dove libri e matite la fanno da padroni, saranno “le cose” a guidarci nell’esplorazione. 

Spesso, quando capiamo come sono fatte le cose, capiamo anche come funzionano e capiamo meglio persino come funzioniamo noi.

Spesso sono gli oggetti e il design con cui sono progettati a farsi depositari di indizi preziosi, a darci un’occasione per avvicinarci alle storie. In questa serie di foto-illustrazioni mi sono ritrovata a raccontare la professione del geometra per conto del Collegio dei Geometri della mia città, in corrispondenza di un anniversario importante. Parlando con i professionisti che mi hanno interpellata, abbiamo individuato proprio negli strumenti di lavoro il principale gancio visivo che celebrasse la complessità di questo settore dove si progetta, ma si sta anche a stretto contatto con i cantieri e, negli ultimi tempi, ci si dota anche delle più moderne tecnologie. Tradizione e innovazione convivono all’interno del medesimo scenario, superando lo stereotipo del righello e del tavolo da disegno per aprirsi a più complesse e partecipate dinamiche. Un vero e proprio lavoro di squadra in tutti i sensi, insomma!

Illustrazioni di Marianna Balducci

Gli oggetti scelti sono stati individuati come quelli che potessero rappresentare simbolicamente al meglio le principali aree di azione della professione geometra. Sono stati fotografati singolarmente e poi in una composizione corale per rimarcarne anche i pesi e le proporzioni reciproche. Il disegno è stato l’espediente attraverso il quale trasformare questi strumenti in mondi da abitare, in territori vivi di esplorazione.

Siamo capaci di stravolgere le regole della realtà attraverso la fantasia solo se abbiamo fatto nostre quelle regole e, quindi, se abbiamo attentamente osservato, toccato, indagato. Allo stesso tempo, la ricerca di analogie e consonanze con ciò che conosciamo ci aiuta a rendere giocoso persino l’approccio al complicato e pesante teodolite di cui prima ignoravamo completamente l’esistenza, ma che sembra proprio un quartier generale futuristico.

Illustrazioni di Marianna Balducci

In tutto questo non dimentichiamo mai il primo passaggio: parlare con chi di quel mestiere ha esperienza diretta. Lasciando ai bambini il compito di esplorare i mestieri per trasformarli in nuovi scenari foto-illustrati, si dovrà quindi partire da una prima consegna: individuare una persona (anche della famiglia) a cui fare domande sul suo mestiere e da cui farsi dare un oggetto rappresentativo o comunque quotidiano nell’ambiente di lavoro. Potrebbe essere una semplice matita per il disegnatore oppure una calcolatrice per il ragioniere, ma anche una paletta per il giardiniere, una chiavetta usb per l’informatico. Chiediamo quindi il permesso di portare questi oggetti a scuola e allestiamo un piccolo set in cui ciascuno fotograferà il proprio. Meglio optare per un set neutro, ricreato con dei cartoncini bianchi o colorati tinta unita e una semplice lampada da puntare contro il soggetto.

In una fase in cui si sta osservando, è bene avere la possibilità di avere almeno 3 scatti per ogni oggetto così da fotografarlo da angolazioni diverse e consentire ai piccoli disegnatori di scegliere quello che più preferiscono quando dovranno metterci mano. Una prima fase di confronto collettivo sarà utile per avere un quadro generale della situazione e per far appuntare a ciascuno le caratteristiche del proprio oggetto: cos’è? chi ce lo ha dato? come si usa? come è fatto?

Una volta stampate le foto degli oggetti si potrà pensare a come trasformarli riempiendoli di personaggi. I piccoli esploratori potranno disegnare loro stessi alle prese con questi nuovi mondi e magari disegnare anche la persona che ha prestato l’oggetto e gliene ha parlato. Come sempre, i disegni sulle foto possono essere realizzati con pennarelli acrilici oppure con la tecnica del collage (disegnando i personaggi a parte e incollandoli in un secondo momento). I miei sono stati realizzati in digitale, il filo dorato che li lega viene dall’esigenza di festeggiare la connessione fra questi micro-ambiti del medesimo settore nel tempo, culminata in un evento dedicato in cui le illustrazioni sono state esposte e inserite nell’albo commemorativo, dono della serata a soci e ospiti.

Ma quanti percorsi si possono impostare in questo modo, per esempio esplorando le professioni del passato (recuperando quindi le foto degli oggetti attraverso il web e le biblioteche) per riscoprire anche come si sono evolute o trasformate nel tempo. Quanto lavoro, quanti lavori! Non resta che rimboccarsi le maniche.

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