Bocciatura sotto esame: promossa o rimandata?

in Maschile singolare/Tavola Rotonda di
Ivan Sciapeconi, docente di scuola primaria, tra dichiarazioni di esperti e quotidiani disastri, riflette sull’utilità (o meno) della bocciatura e sul ruolo della scuola. A modo suo

Prima ha cominciato Crepet, lo psichiatra, e ha detto una cosa un po’ semplice, alla portata di tutti: a scuola bisogna tornare a bocciare. A chi tocca tocca e giù legna. Sarà per la posa un po’ charmant, sarà perché è sempre in televisione, ma Crepet è uno che si fa seguire e ho sentito un sacco di gente confortata da quello che ha scritto.

Poi è toccato a Recalcati, lo psicanalista. Se possibile, Recalcati è ancora più charmant di Crepet e come Crepet se n’è uscito con una storia tipo che la scuola deve tornare ai tempi che furono: lezioni frontali a tutte le ore. Chi c’è c’è e giù legna. Anche Recalcati ha confortato un bel po’ di gente che conosco e mi è venuto da pensare che gli psicologi hanno questo di bello: confortano.

Ora, per una pura coincidenza, durante tutto questo dibattito sulla bocciatura, ho avuto a che fare con un idraulico per una storia di carte bollate. Una roba messa lì per vedere se sai risolvere problemi. Lui, l’idraulico, è un ragazzo a posto. Lo dico subito, uno piuttosto sveglio. Ha avuto qualche brutta esperienza con la scuola, ma può capitare e a lui è capitato. Detta con le parole degli psicologi charmant è stato bocciato. La prima volta. La seconda, invece, non si è lasciato incastrare e ha cambiato scuola: ha abbassato un po’ le aspettative. Va da sé che, se cambi scuola, cambi amici e abbassi le aspettative a sedici anni, l’autostima frigge ad altissime temperature. È andata così, al mio amico idraulico.

Poi, con l’autostima fritta, ha mollato tutto ed è andato a lavorare. Senza sapere l’inglese, senza saper interpretare una legge, senza riuscire a compilare una certificazione, senza riuscire a calcolare una percentuale con sicurezza. Normale, diranno gli charmant: se non riesci a studiare vai a lavorare. Però, ironia della sorte, proprio di questo aveva bisogno il mio amico idraulico per non naufragare tra le carte bollate: calcolo di percentuali, interpretazione di testi complessi (normative), traduzione di un breve testo di inglese, ricerca di risorse online.

Io non lo so come funziona il mondo degli charmant perché un po’ mi sfugge, ma qui da noi può capitare di aver bisogno di un idraulico, un imbianchino o un parrucchiere. Quindi, se ci pensi, qui da noi è abbastanza importante che i parrucchieri sappiano qualcosa sulla chimica dei prodotti che ti mettono in testa. È abbastanza importante che la scuola faccia il suo dovere, magari per far capire agli alunni che la “qualità” è importante. Così, se uno da grande va a fare l’imbianchino, riflette sulla “qualità” della vernice da metterti in casa e tu eviti di respirare schifezze per anni. E poi, sì, è abbastanza importante che la scuola riesca a insegnare come scrivere le carte bollate, anche nel caso in cui uno si trovi a fare l’idraulico.

Ecco, un po’ questo e tanto altro ancora dovrebbe fare la scuola. E bocciare un povero Cristo non so come possa aiutarci, tutti quanti.

Rubriche

Didattica e diritto

di Gianluca Piola

Fra cattedra e finestra

di Sabina Minuto

Maschile singolare

di Ivan Sciapeconi

Giochi senza frontiere didattiche

di Giovanni Lumini

Archeodidattica: strategie e laboratori

Ora di Alternativa

di Valerio Camporesi

Tracce di scuola intenzionale

di Sonia Coluccelli

Sentieri tra i banchi

di Fabio Leocata

Virgolette

di Paola Zannoner

Luoghi Interculturali

di Mariangela Giusti

La Facile Felicità

di Renato Palma

Torna su