buccarella scarabocchio

Ma quale sgorbio! Che bello (e utile) questo scarabocchio

in Approcci educativi di
Lo “scarabocchio” agevola il passaggio alla scrittura: già nella scuola d’infanzia  è importante prevedere sia momenti di libera espressione creativa sia ambiti più o meno strutturati come gli atelier

Quando si pensa alla scrittura si è portati a considerare questa attività come il punto iniziale di un processo di apprendimento, probabilmente perché esso coincide con un altro inizio, altrettanto importante, di alfabetizzazione e di scolarizzazione del bambino. In realtà la scrittura è l’ultimo tassello di uno sviluppo lento e progressivo che parte dallo scarabocchio. In questa ottica la scrittura a mano non è dunque che la punta più avanzata di questo processo unitario e graduale verso una sempre maggiore precisione e coordinazione del gesto nello spazio grafico, la cui riuscita è determinata dal livello raggiunto in ciascuna delle tappe di sviluppo precedenti.

Lo scarabocchio si evolve e da esso si originano il disegno e la scrittura. Dai tracciati caotici che iniziano verso il 16-18 mesi prenderanno vita e si differenzieranno queste due attività grafiche che sotto la spinta della maturazione intellettiva e motoria assumeranno le loro caratteristiche specifiche.

Se è normale che un bambino sia portato a scarabocchiare spontaneamente non è altrettanto scontato che l’ambiente educativo sia sufficientemente preparato e consapevole di ciò, in modo da fornirgli i mezzi adeguati perché questo processo si inneschi nel modo più naturale possibile. Fermiamoci un attimo a pensare al termine scarabocchio…

A livello linguistico non ha una connotazione positiva: fa pensare a un groviglio di linee, ammassate le une vicino alle altre, a una massa di inchiostro. Inoltre in termini estetici, se la interpretiamo secondo canoni ‘adulti’, indica una sorta di sgorbio grafico, informe e poco gradevole, ed è questo di fatto l’aspetto che hanno queste prime manifestazioni grafiche.
Tuttavia si tratta di una attività cruciale per lo sviluppo del bambino con numerose funzioni: gratificatoria di natura motoria e visiva, ludica: un gioco personale del bambino con se stesso, terapeutica: permette scaricare tensioni ed emozioni, sviluppo delle abilità motorie : i movimenti fini si precisano, si specializzano.

Al bambino non solo deve essere consentito scarabocchiare, ma deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare con serenità.

Se non ci sono momenti di esercitazione grafica rischiano di venire meno quei tentativi primordiali che sono funzionali al padroneggiare poi, in modo abile e intelligente, il più evoluto disegno figurativo e la scrittura. Percorrendo l’itinerario della scoperta della propria abilità grafica il bambino impara “a trovare le proprie parole per esprimersi”.

In questo percorso evolutivo naturale quindi l’ambiente, sia scolastico, sia familiare in cui si muove il bambino dovrebbe agire da facilitatore, creando situazioni strutturate e non in cui il bambino possa sentirsi libero di esprimersi e sperimentare.
Innanzitutto in termini di accoglienza di questo prodotto grafico dovrebbe essere apprezzato e valorizzato in sé come frutto della creatività nascente, come dono di sé e messaggio, anche se non sempre facile da decodificare, che fonda le basi della relazione con l’adulto e non appunto come un insieme di segni senza alcun significato.

All’inizio per stimolare la creatività e la sperimentazione è opportuno offrire ai bambini numerosi e diversificati strumenti scrittori che lasciano tracce diverse, che hanno una variegata resa in termini di colore, resistenza sulla carta, facilità di utilizzo.

Nella scuola d’infanzia sarebbe importante prevedere sia momenti di libera espressione creativa sia in ambiti più o meno strutturati come gli atelier, dove si possono scegliere non solo materiali diversi ma assumere varie posture che favoriscono un utilizzo del corpo più consapevole: in piedi su piano verticale, proni sdraiati per terra (posizione che aiuta moltissimo la stabilità e rafforza spalle e braccia), in piedi su piano orizzontale, seduti su piano orizzontale.

Poiché l’impugnatura corretta (la presa a tripode dinamica) si imposta già a partire dai 4 anni sarà altresì importante offrire ai bambini strumenti funzionali a ciò, che siano facili da gestire .

Quindi nell’ordine cominciare con gessetti colorati di piccole dimensioni che naturalmente inducono a una presa adeguata, pastelli a olio (meglio di quelli a cera perché più morbidi), matite colorate grandi di sezione triangolare, per passare poi via via a strumenti più complessi (per esempio il pennello).

Attorno ai 4 anni il bambino per realizzare i grafismi scrittori cercherà strumenti più sottili, atti a riprodurre questa sorta di proto scrittura, quindi matita sempre triangolare con punta abbastanza morbida. Una nota a parte merita il pennarello, strumento spesso abusato nella scuola di infanzia. Il pennarello piace ai bambini perché lascia tracce pittoriche vivaci, brillanti, non oppone resistenza allo scorrimento su carta. Tuttavia, proprio per questo, soprattutto negli ultimi anni della scuola materna non consente ai bambini di modulare la pressione sul foglio e rende difficile eseguire tracciati precisi.

 

Giorgia Filiossi è grafologa, rieducatrice della scrittura e formatrice didattica del Metodo Venturelli

Credits immagine: Enrica Buccarella

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