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Scrittura a mano: conoscete il Metodo Venturelli?

in Approcci educativi di
Il Metodo Venturelli® si pone l’obiettivo di promuovere corrette abitudini posturali  per facilitare l’apprendimento della scrittura a tutti i bambini. Ne parliamo con Giorgia Filiossi, formatrice Metodo Venturelli®.

Il Metodo Venturelli® è stato messo a punto dalla fondatrice Alessandra Venturelli e si pone l’obiettivo di preparare e avviare alla scrittura a mano nella scuola dell’infanzia e primaria, in una logica di continuità didattica promuovendo corrette abitudini posturali, della presa della matita e di tutte le regole complesse e convenzionali della scrittura in stampato e corsivo, in base a un nuovo modello, ideato su base sperimentale, per facilitare l’apprendimento a tutti i bambini. Ne parliamo con Giorgia Filiossi, formatrice Metodo Venturelli®.

Presa corretta della matita metodo venturelliBuongiorno Giorgia, iniziamo col chiedere perché tanta attenzione alla scrittura a mano.
«La scrittura manuale – spiega Filiossi – oltre a essere un mezzo di comunicazione, è l’atto di motricità fine più complesso che l’uomo possa compiere nel corso della sua vita. E’ provato, inoltre, che lo scrivere a mano attivi dei processi utili anche ad altre attività psico-fisiche che arricchiscono il bagaglio di potenzialità cognitive e strumentali di ogni individuo. In sintesi, è uno strumento di formazione del bambino ad ampio raggio che potenzia aspetti importanti del carattere, della volontà, dell’intelligenza. Oggigiorno la scrittura non è più concepita come un’arte che, come tale, richiede per essere appresa e padroneggiata, il rispetto di alcune regole, controllo e disciplina con un lungo allenamento finalizzato. Ci si è invece più soffermati sugli aspetti linguistici e psico-cognitivi, più sul contenuto che sulla forma, più sulla spontaneità del bambino che sull’importanza del rispetto della sequenza realizzativa delle lettere.

Troppo spesso i bambini vengono lasciati soli di fronte a lettere e parole

Troppo spesso i bambini vengono lasciati soli di fronte a lettere e parole da copiare senza ricevere specifiche indicazioni sul ‘come si fa’, ‘da dove si comincia’ e ‘con quale direzione’. Le difficoltà che tutti i bambini incontrano in questo nuovo apprendimento sono ancor più evidenti in quei bambini che, deboli dal punto di vista dei pre-requisiti, sviluppano una scrittura lenta e difficile da leggere, fonte di fatica e sofferenza. In questo modo si viene a creare un ostacolo che, se non rimosso in breve tempo, rischia di diventare insormontabile man mano che aumentano le richieste di quantità e velocità grafica, al punto da limitare gli apprendimenti legati alla scrittura. In genere, le difficoltà di abilità della scrittura emergono nel momento in cui ha inizio la scolarizzazione. Ma autorevoli studi scientifici confermano che alcune difficoltà a livello di motricità e di orientamento spaziale, possono essere individuate anche prima dell’ingresso nella scuola primaria.

Pertanto è auspicabile una continuità tra scuola di infanzia e scuola primaria, in modo che nella prima si agisca soprattutto in termini di prevenzione delle difficoltà grafo-motorie, potenziando attraverso una modalità ludica tutti quei pre-requisiti che sono propedeutici all’apprendimento della scrittura. Nella scuola primaria, poi, è importante una didattica della scrittura che presti attenzione alla postura, all’impugnatura dello strumento scrittorio e all’introduzione graduale del modello corsivo secondo movimenti affini».

Cosa caratterizza il Metodo?
«Ricerche di pedagogia sperimentale condotte dalla dott.ssa Alessandra Venturelli nell’arco di circa 20 anni su centinaia di alunni in diverse scuole dell’infanzia e primarie italiane hanno dimostrato che è possibile prevenire le difficoltà grafo-motorie e forme lievi o medie di disgrafie, attraverso una didattica specifica del gesto grafico. Tale insegnamento può essere facilmente inserito nell’ambito della normale programmazione didattica già a partire dall’ultimo anno di asilo nido, per tutto il corso della scuola dell’infanzia e nei primi anni di scuola primaria, in una logica di continuità, inserendosi a pieno titolo nel curricolo scolastico, in quanto si tratta di un metodo vero e proprio, Il Metodo Venturelli®, messo a punto nel corso di studi sperimentali ventennali.

I principali vantaggi dell’applicazione del metodo sono: maggiore efficacia per gli alunni che hanno livelli di partenza più bassi; benefici evidenti a tutti i bambini indipendentemente dalle loro capacità iniziali, in quanto si tratta di apprendimenti non spontanei che richiedono uno specifico insegnamento; tendenza a far progredire gli alunni sulla base dei loro bisogni, portandoli ad analoghi livelli finali; migliore preparazione a tutti gli apprendimenti scolastici, particolarmente se legati all’espressione scritta; rafforzamento dell’autostima e della motivazione scolastica».

Può essere utile anche in presenza di Disgrafia?
«La disgrafia è un disturbo specifico di apprendimento, caratterizzato da difficoltà grafo-motorie nel riprodurre segni alfabetici e numerici: riguarda quindi esclusivamente il gesto grafico della scrittura a mano. La velocità grafica non è adeguata all’età dello scrivente,  la scrittura è faticosa, troppo lenta e precisa, con assenza di ritmo o, al contrario, è troppo rapida ed impulsiva, senza cura formale. Si caratterizza per una scarsa o eccessiva leggibilità senza scioltezza; disarmonica e irregolare sia nei margini, sia negli interrighi e nelle larghezze, con spesso difficoltà di tenuta del rigo; gesto grafico “maldestro” e poco controllato oppure teso e bloccato, spesso a causa di una scorretta postura e presa dello strumento grafico che possono generare tensioni muscolari sempre più dolorose man mano si scrive. Quindi, evidentemente, sì, una educazione alla scrittura sarebbe fondamentale e una rieducazione alla scrittura sicuramente utile e funzionale».

Lei è esperta in Rieducazione della Scrittura, cosa significa?
«La rieducazione della scrittura ha come scopo il recupero individualizzato di scrittura disgrafica, in ragazzi con assenza di deficit o di patologie, per sviluppare e ripristinare le abilità grafo-motorie non ancora o non sufficientemente utilizzate, spesso a causa di mancati apprendimenti iniziali. Questa visione pedagogico-didattica, basata sulla prevenzione e sul recupero, è complementare alla tesi medicalizzata che propone prevalentemente strategie dispensative e compensative in casi di disgrafia (scrivere di meno e/o scrivere in stampato o al computer), ritenendo che, alla base della disgrafia, vi siano cause prevalentemente neuro-biologiche che impedirebbero al bambino di imparare un gesto grafico controllato ed armonico.

Ad oggi, tuttavia, non è stato dimostrato scientificamente che esistano cause neuro-biologiche all’origine della disgrafia in età evolutiva, per cui appare più probabile che siano fattori soggettivi predisponenti del bambino (difficoltà psicomotorie, di motricità fine, di lateralità, ecc.)  che interagiscano attivamente con inadeguati stimoli educativi, ad esempio di manipolazione e di motricità fine, ma anche di mancati insegnamenti specifici di preparazione e di avvio alla scrittura a mano.

L’obiettivo principale della rieducazione della scrittura è dunque quello di riportare la scrittura manuale di un bambino disgrafico in pari con la sua età e la sua classe di appartenenza, in grado di rispondere adeguatamente alle richieste scolastiche. Ripristinando tali abilità inizialmente carenti, tendono poi ad elevarsi indirettamente anche il livello di autostima, la motivazione ad imparare e i risultati scolastici, soprattutto in tutti i compiti in cui la scrittura è coinvolta.

Soltanto a rieducazione ultimata, qualora non tutti gli obiettivi siano stati raggiunti (ad esempio, un ragazzo resta piuttosto lento nella sua produzione scritta, pur avendo imparato a scrivere in modo ben leggibile e ordinato), secondo la logica pedagogico-didattica qui proposta, è opportuno ricorrere a strategie compensative e dispensative, secondo peraltro quanto previsto dalla Legge n. 170 del 2010 sui DSA (Disturbi Specifici di apprendimento), solo per quegli aspetti non colmati dalla rieducazione (ad esempio, nel caso specifico, concedendo maggior tempo per l’esecuzione scritta nelle verifiche)».

Per chi volesse approfondire questo argomento cosa suggerisce?
«Scrivere a mano nel terzo millennio. Ricerche, analisi e prospettive di intervento è il titolo del 3° Convegno Nazionale organizzato da (AID) Associazione Italiana Disgrafie e dall’Associazione onlus GraficaMente e riconosciuto dal MIUR che si terrà a Faenza presso il Teatro Masini, sabato 16 marzo 2019. Si tratta di un evento unico a livello nazionale, rivolto non soltanto ad esperti del settore ma anche a genitori ed insegnanti interessati alle tematiche proposte e all’apprendimento della scrittura a mano. Lo scopo dell’iniziativa è di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi del crescente uso delle tecnologie digitali in età evolutiva e sull’importanza di preservare e di promuovere capacità manuali e di motricità fine anche complesse, come la scrittura a mano, tema principale del convegno. (Per maggiori informazioni e per iscrizioni: www.associazioneitalianadisgrafie.net.)

L’ottica scelta è quindi prevalentemente di tipo educativo e didattico, offrendo spunti di riflessione per corretti comportamenti educativi in famiglia e a scuola, al fine di portare i bambini allo sviluppo delle autonomie, del benessere psico-fisico e a migliori apprendimenti scolastici, anche per prevenire e recuperare le difficoltà grafo-motorie. I vari interventi dei relatori al convegno saranno basati sulle più recenti ricerche di neuroscienze, su ricerche sperimentali e su ricerche statistiche realizzate appositamente per l’evento dall’Associazione Italiana Disgrafie, nonché sui punti di vista dei vari esperti che interverranno (pediatra, psichiatra infantile, pedagogista, neurologo, rieducatore della scrittura). Si evidenzia l’importanza di tale evento pubblico di notevole livello culturale e scientifico, sia per l’argomento scelto di grande attualità, sia per la rilevanza dei relatori che interverranno, anche stranieri. In particolare il Professor M. Spitzer, noto neuropsichiatra tedesco, ci ha rilasciato un’intervista che sarà proiettata al convegno sui rischi dell’uso della tecnologia digitale in età evolutiva».

 

 

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