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Scrittura autobiografica in un istituto professionale: una sfida vincente

in Fra cattedra e finestra di
Sabina Minuto racconta come ha introdotto la scrittura autobiografica in una classe prima di un professionale

Quattro ​ore di italiano sono davvero poche. Dopo aver sperimentato il metodo WRW (Writing and Reading Workshop) per 4 anni nella scuola secondaria di I grado ho pensato questo, quando, per mia scelta, ho iniziato il ​laboratorio di scrittura  nell’​istituto professionale dove lavoro oggi. Ma è una ​sfida ​​che ho deciso di affrontare, cosciente anche che il ​rischio​​ fallimento fosse dietro l’angolo. Non è andata così.

scrittura
Mini lesson scritta dall’insegnante nel suo taccuino

La parola “taccuino di scrittura” non è mai entrata nella mia classe. Non me lo potevo permettere. In un Istituto professionale consolidare una pratica a volte è un lusso, fra alunni che spesso non hanno né libri, né quaderni o penne. Lo abbiamo chiamato quindi semplicemente “quaderno”. Ho fornito io cartelline dove raccogliere i loro fogli sparsi, quando un quaderno non c’era. Ho fatto sistemare in aula un armadio a ripiani che le contenesse, per averle sempre a disposizione. Ecco il primo punto: ​la routine. Ho capito che dovevo cercare un modo perchè non dovessimo, ogni volta, ricominciare da capo: la lotta è per la persistenza e la revisione in un mondo dove tutto è sempre così volatile e provvisorio. Ho introdotto gli ​hashtag su consiglio della collega Agnese Pianigiani. #Lettura #Scrittura per dividere il lavoro. E tanti “sotto hashtag” a seconda dell’argomento o del tema o della tecnica trattata: una mossa vincente.

attivatore di scritturaL’approccio è rimasto lo stesso di quando lavoravo nel primo grado. Ogni sessione di laboratorio introduco una tecnica o un attivatore o un argomento (piccolo) su cui mi interessa lavorare. Per un anno solo scrittura autobiografica perché ce n’era proprio un gran bisogno. Si impara a scrivere se conosci l’argomento su cui vuoi scrivere. Non vado mai oltre i 10 minuti nella mia ​mini lezione . Me lo sono imposta perché davvero i nostri studenti non hanno l’attitudine a lunghe lezioni frontali. Esigo il massimo silenzio però ed esigevo che scrivessero appunti sul “quaderno”. Errore: non tutti ce la fanno. Perdevo troppo tempo a spiegare e rispiegare come e cosa. Quindi ho adottato le fotocopie. Consegno la minilesson in fotocopia e loro la incollano sul quaderno. La fotocopia contiene tutta la minilesson, anche le mie parole di raccordo o spiegazione tra i vari punti.

Cominciano poi i minuti (circa 30) di scrittura individuale. Non è stato facile, specie all’inizio. Ho introdotto la pratica poco per volta anche perché le emergenze chiamiamole “disciplinari” me lo hanno imposto. La gestione del lavoro richiede una fiducia incrollabile nel fatto che loro possano scrivere, tutti. Devo dire che, qui, trovare una collega di sostegno insostituibile e preparata (docente di lettere per altro) ha fatto la differenza. Come spesso dice Jenny Poletti, trovare una compagna di strada è importantissimo. Certo prima è necessario diventare quelli che Simone Giusti chiama “adulti affidabili”. Gli adolescenti non scrivono in laboratorio se prima non hanno la percezione di poterlo fare liberamente e di non essere costantemente giudicati per i loro errori ortografici e le loro espressioni magari approssimative o poco scorrevoli. Lo scopo di un buon laboratorio di scrittura non è questo. E’ dare a tutti la possibilità di crescere come scrittori e di sperimentare quanto la parola sulla carta sia un potente mezzo di espressione per tutti.

La svolta è avvenuta quando ho intuito l’importanza insostituibile del ​mentor text. Ho capito che per me e loro scritturasarebbe stata la chiave vincente. Come mi disse Federico Batini, c’è molta differenza tra spiegare e insegnare. Il ​mentor text insegna e non spiega. Per alunni come i miei che difficilmente hanno sperimentato l’accostamento a testi scritti in un certo modo, analizzare e vedere in diretta come sono costituiti fa la differenza. Spesso li scrivo io per loro. Loro li guardano, li smontano e li riproducono. A volte uso testi di autori che ritengo importanti. Altre volte uso testi di loro compagni che altre insegnanti che seguono il metodo WRW  mi forniscono. Tutte le tipologie hanno un loro perché e una loro motivazione. Tutte hanno funzionato. Ricordo con esattezza il giorno in cui, esercitandoci su vari tipi di incipit, io ho improvvisato per loro, in classe, il lavoro che avevo richiesto come coinvolgimento attivo. Ne ho riprodotti di tre tipologie, partendo dall’argomento che mi ero scelta. Luca ha esclamato: ”Ma come fa?” Ho capito in quel momento che il vedere in diretta nascere il testo era fondamentale e anche come esso stimolasse fiducia nel poter imparare a fare altrettanto.

Non tutto va ovviamente ancora per il verso giusto. Devo migliorare di molto le mie consulenze individuali​​. scritturaAncora mi faccio prendere dalla eccessiva fretta di aiutare tutti. Ancora non sono incisiva. Ad esempio, mi devo spesso frenare perché tendo a sostituirmi a loro e non a renderli autonomi come scrittori. I ragazzi però mi stanno aiutando molto. Ultimamente le mie proposte di revisione non sempre sono accettate e mi sottopongono loro delle alternative credibili e secondo loro migliori. Antonio, ad esempio, (uno studente veramente fragile che in prima non scriveva praticamente nulla) nell’ultimo lavoro svolto su Montale (ricalco) ha presentato una sua controproposta di correlativo oggettivo che era sicuramente migliore di quelle che io gli stavo suggerendo. Sta emergendo la loro vera voce.

Infine la condivisione. Cerco di non saltarla mai e se posso mi lascio sempre 5 minuti per ascoltare i loro testi. Se non posso, inizio così la lezione successiva, sostituisco alla “connessione” la ripresa del lavoro svolto leggendone uno. Spesso scatta l’applauso. Le prime volte ero scocciata, diciamolo. Mi pareva una presa in giro infantile o una perdita di tempo e concentrazione. Ora ho capito che non è così. È il loro modo per dire “Se ce l’ha fatta lui, ce la faccio pure io”, è un tributo di tutta la classe che cresce insieme come comunità di scrittori e lettori.

Alcuni studenti alla consegna del pezzo (che stabilisco con grandissimo anticipo) me ne consegnano due. Lo trovo un buon segno, vogliono che il loro impegno sia valutato e rischiano anche perché potrebbero anche andare incontro ad una valutazione non sempre positiva. Condivido prima una rubrica di valutazione che loro ricopiano. E in base a quella si assumono responsabilità. Rashid ha detto: “Ho lavorato tanto prof., ora voglio vedere se va bene.” Mi sembra una posizione legittima e onorevole. Preciso: lavorano e scrivono solo a scuola. Io non do mai compiti a casa. Questa è una lezione che ho imparato io da loro. Combattere solo le battaglie che si possono vincere.

Bibliografia
Nancie Atwell, ​In the Middle, Third Edition A Lifetime of Learning About Writing, Reading, and Adolescents,
​Heinemann 2014
Penny Kittle​, Write Beside Them Risk, Voice, and Clarity in High School Writing, Heinemann 2008
Linda Rief, ​Read Write Teach Choice and Challenge in the Reading-Writing Workshop, Heinemann 2014
Simone Giusti, ​Insegnare con la letteratura, Zanichelli 2011

Rubriche

Giochi senza frontiere didattiche

di Giovanni Lumini

Ora di Alternativa

di Valerio Camporesi

Fra cattedra e finestra

di Sabina Minuto

Maschile singolare

di Ivan Sciapeconi

Tracce di scuola intenzionale

di Sonia Coluccelli

Sentieri tra i banchi

di Fabio Leocata

Virgolette

di Paola Zannoner

Luoghi Interculturali

di Mariangela Giusti

La Facile Felicità

di Renato Palma

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