Tre in tutto labate Calì, Orecchio Acerbo 2018 paura

La paura nelle storie per l’infanzia: brividi che aiutano a crescere

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La paura è un’emozione funzionale, ovvero serve e insegna, è importante averne esperienza. E autori e illustratori conoscitori d’infanzie ben sanno tutto questo…


La paura è un’emozione funzionale, ovvero serve e insegna, è importante averne esperienza: per riconoscere il limite, per imparare a non farsi del male quindi a proteggersi da situazioni che potrebbero essere dannose per sé stessi, per gli altri, fisicamente e non solo. Attiva l’istinto di sopravvivenza per sé e per i propri simili. Mette in moto la capacità di agire esattamente come quella di darsela a gambe, dove per fuga si intende anche solo lo scansarsi, l’evitare di mettersi nei guai. Tutti ne comprendiamo l’importanza e gli adulti dovrebbero permetterla senza paure altre. Inoltre ai bambini piace sperimentarne un po’ proprio per quella reazione neurofisiologica che scatena e che porta all’urlo, al riso sfrenato, a grattarsi nervosamente, ad agitarsi, a mordicchiarsi le unghie o ad abbracciare stringendo fino a strizzare il proprio fratello, la propria sorella o il proprio orso. Mentre sul polso martoriato di mamma e papà è inutile soffermarsi.  Possiamo starne certi, la paura aguzza  soprattutto l’ingegno!

La paura è un’emozione funzionale: è importante per riconoscere il limite, per imparare a non farsi del male quindi a proteggersi da situazioni che potrebbero essere dannose per sé stessi, per gli altri, fisicamente e non solo

Cosa fanno le bambine? di Nikolaus Heidelbach, Donzelli editore, 2010 paura
Cosa fanno le bambine? di Nikolaus Heidelbach, Donzelli editore, 2010

Prendiamo Yasmina per esempio, in Cosa fanno le bambine, capolavoro di psicologia sull’infanzia per immagini scritto e illustrato da NikolausHeidelbach. Yasmina aspetta un film e per farlo si prepara: sdraiata a terra in una camera vuota in penombra. Accanto a lei un vero e proprio arsenale la circonda: un coltello, un’accetta, fionda e proiettili, una forchetta e un pelapatate, una forchettone da arrosto , una mannaia e un martello. Nulla la sorprenderà, alla fuga preferisce l’attacco e la paura Yasmina è pronta a farla a fette! Per contro Quirino se la fa sotto la controparte di psicologia maschile in Cosa fanno i bambini  è decisamente più umana e scendere in cantina, da solo, alla sola luce sinistra di una lampadina pendente dal soffitto, è come attraversare il bosco di Cappuccetto rosso in una notte buia e tempestosa appunto.

Cosa fanno i bambini Nikolaus Heidelbach Donzelli editore paura
Cosa fanno i bambini di Nikolaus Heidelbach Donzelli editore

Della paura, dei racconti che mettono un po’ quel brividino lungo la schiena e che magari strappano anche un piccolo urlo dalle bocche di chi nella storia c’è proprio caduto, il momento migliore è quello del rilascio, di quando capita l’antifona il fiato, a lungo trattenuto nei momenti di maggiore suspence, può essere rilasciato con un sonoro quanto onomatopeico fischio – pfiuuuuuu… scampato pericolo! Ci si può finalmente rilassare che anche l’oscuro in fondo può non essere così buio e misterioso!

il momento migliore è quello del rilascio, di quando capita l’antifona il fiato, a lungo trattenuto nei momenti di maggiore suspence, può essere rilasciato con un sonoro quanto onomatopeico fischio

Il Grotlyn, Benji Davies, Giralangolo editore, Torino 2017
Il Grotlyn, Benji Davies, Giralangolo editore, Torino 2017

Autori e illustratori conoscitori d’infanzie ben sanno tutto questo e col libro nero, di pagine e copertine, sanno altrettanto bene di far inorridire mamme, papà, educatrici e maestri, il cui mento al cospetto di tanto buio si farà appuntito e giudicante che le paure – e i pregiudizi – non basta una vita per superarle! Ben consci però di sollecitare quel brividino proprio con quel profondo e sinistro nero, comunque e sempre inusuale per i libri dell’infanzia, che spalanca occhi pieni di domande e di aspettativa e che sembra proprio sussurrare vieni piccolino, apri questo libro, entra in questo buio,bù! Che siano lucidi o opachi all’interno celano sorprese inaspettate: incontri paurosi, rumori sospetti come di uno che cerca di non fare rumore, che di soppiatto si è intrufolato in casa tua quatto quatto. E se non si intrufolano topolini o il Grotlyn possiamo stare certi che c’è un Rinofante sul tetto!

ma c’è anche la paura che nasce dal sentirsi lontani e soli

Tre in tutto labate Calì, Orecchio Acerbo 2018 paura
Tre in tutto di Labate – Calì, Orecchio Acerbo, 2018

Differente la paura raccontata da Davide Calì e Isabella Labate in Tre in tutto dove la paura affrontata non è quella del mostro senza gambe e senza braccia che, volendo muoversi lo stesso, si spinge in avanti con i denti, o di un delinquente che procede furtivo zigzagando per il parco nella notte nera o di uno strano rumore sul tetto: come di animali enormi e pesantissimi che danzano e saltellano intorno al comignolo, no quella descritta da Davide Calì e incredibilmente illustrata da Isabella Labate é la paura che nasce dal sentirsi lontani e soli. Lontani dalla propria famiglia, dalla propria terra. Quella paura dalla fervida immaginazione che ricama sulle parole dei grandi e che ai bambini, lontani da quelle cose che a forza di chiamarle col proprio nome fan parte di te, si trovano a dover affrontare il pentolone che al nord i bambini se li mangiano o ci  fanno il sapone dove tutto anche se ha la stessa forma di casa ha un aspetto sinistro e uno scopo terrificante. La paura, reale e quotidiana, dei bambini che dopo la guerra affrontavano il nord, dal sud devastato e povero, per essere nutriti, aiutati, istruiti per poi tornare un po’ più in forze ed affrontare un mondo dove l’infanzia doveva rimboccarsi le maniche.

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