Laboratori di scrittura: leggere e costruire storie è una sfida vincente

in Virgolette di
Nei laboratori di scrittura partire da un romanzo aiuta i ragazzi ad orientarsi e ad allontanarsene per comporre una storia più personale

Non sono insegnante di scuola, né primaria né superiore, perciò so che è tanto facile parlare da esterna cerreto‑guidi_2017_paola_zannoner laboratoridell’attività della lettura. In tanti ci sentiamo in dovere di offrire consigli su cosa e come leggere a scuola, con i ragazzi. Che ci vuole? I bambini amano le storie, i libri illustrati, i personaggi che diventano presto beniamini. I ragazzi accolgono con piacere la lettura di un testo, magari ad alta voce. Persino i riottosi giovani adulti delle superiori sono contentissimi di partecipare agli incontri con l’autore, e preparano interviste e persino spettacoli. E come sono bravi, attenti, come si divertono! Ho un archivio intero di foto con migliaia di giovanissimi sorridenti e felici, con i libri in mano.

Perché è un’occasione, un, come si dice oggi, “evento”. Una giornata in cui non si subisce la normale – vogliamo dire addirittura banale? – didattica. E’ un giorno speciale in cui addirittura ci si traveste e si recita, si canta, si mostra un video realizzato con grande entusiasmo, insomma, si esce dalle solite aule e si può persino essere protagonisti dell'”evento” dedicato a un autore, a un libro. Ma poi, si torna in classe, e anche la lettura esce dai riflettori, torna ad essere “consigliata” o “raccomandata” o addirittura “imposta“. Torna a focalizzarsi sulla strumentalità del “leggere per”: per conoscere un periodo storico, per migliorare la propria abilità linguistica, per approfondire un tema, per imparare e approfondire i generi narrativi, per conoscere un personaggio celebre e importante in qualche disciplina, in pratica si legge per studiare.

il libro rappresenta un punto di partenza, un modello, un esempio, una base concreta

Non sono insegnante, ripeto, ma qualche esperienza di insegnamento l’ho maturata, in tanti anni di laboratori con i giovani e con gli insegnanti, di corsi di formazione, e di lezioni sulla letteratura nelle biblioteche e nelle università. Soprattutto, posso condividere con gli insegnanti il mio lavoro con i ragazzi nei laboratori di scrittura che ho tenuto in diverse occasioni (nelle biblioteche e nelle scuole), e rivolti specialmente ai ragazzi del biennio superiore. Non si tratta mai, nei miei laboratori, di un “esperimento” di scrittura “creativa”. Di solito, partiamo da uno o più libri. Perché il libro rappresenta un punto di partenza, un modello, un esempio, una base concreta. Immaginare una storia partendo da spunti astratti (o da giochi come ad esempio unire due nomi pescati da un sacchetto di parole scelte) può essere divertente, ma spesso  porta ad attingere a esempi tratti da altri media come la televisione o i video, e ad esercitarsi più su sceneggiature che su racconti, a volte anche a trovare difficoltà nella descrizione di una scena o nel dialogo. Partire da un romanzo, invece, aiuta i ragazzi ad orientarsi, a seguire una traccia, anche ad allontanarsene reagendo con il testo, per comporre una storia più personale.

laboratoriCon “L’ultimo faro” (DeA Planeta 2017, premio Strega 2018) ho tenuto laboratori in diverse località e diversi gruppi di adolescenti. L’ultimo, lo scorso settembre a Oristano, con i ragazzi dell’Istituto Tecnico Mossa, i quali, dopo aver letto durante l’estate il romanzo (un romanzo corale con quattordici ragazzi che narrano la storia attraverso diversi punti di vista), hanno composto testi narrativi personali, in cui hanno dato vita a un loro personaggio che si racconta in prima persona. I criteri che io ho dato loro erano: discorso diretto per un testo in forma autobiografica (non necessariamente autobiografico), con una lunghezza massima di ventimila battute. La lunghezza di un testo sembra un forte limite per l’espressività, invece è utile per costruire la storia attraverso sequenze salienti, lavorando sulla costruzione del senso. Ci si abitua anche al mestiere di scrivere, che prevede stesure di forme diverse come il racconto breve, il racconto lungo, il romanzo, e che anche per quest’ultimo prevede un progetto contenuto in un certo numero di pagine (c’è chi arriva anche alle migliaia, ma è sempre un limite). Avere un limite minimo e massimo, nella libertà di inventare a partire da un modello, ha sfidato i ragazzi a immaginare e raccontare storie interessanti, sentite, articolate, con momenti di tensione e buoni finali. I loro “messaggi in bottiglia” nello sterminato mare narrativo.

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