Il linguaggio delle carezze per una pedagogia della tenerezza

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La pedagogista Marta Tropeano ha inviato a “Occhiovolante – Redazione Aperta” alcune sue riflessioni sull’importanza dell’educazione affettiva da usare soprattutto in famiglia e negli asili nido.


Ci si pensa raramente, che non siamo noi a scegliere il corpo con il quale vivremo, anche se poi ci “abitiamo” per tutta la vita. E nemmeno pensiamo spesso che per percepire il corpo di un altro, comprendere e venire incontro alle sue esigenze, dobbiamo prima di tutto conoscere bene la nostra “casa-corpo”. Cosa facciamo perché i bambini si sentano bene dentro la pelle, perché sviluppino una buona relazione con il loro corpo? Dedichiamo abbastanza tempo a giochi che permettano loro di percepirlo consapevolmente e diamo loro la possibilità si scoprirlo e fare nuove esperienze?

le esperienze corporee ai bambini vengono spesso razionate

Lo sbocciare delle facoltà mentali, emotive e corporee è stimolato nei bambini dagli innumerevoli avvenimenti vissuti e dalle esperienze che ricevono dai genitori e dai famigliari. Tuttavia le esperienze corporee ai bambini vengono spesso razionate. Peccato perché quello che il corpo vive ha effetto profondo e durevole sulla dimensione emotiva e crea il legame fondamentale dalla “casa corpo-alla casa emotiva”.

il nostro mondo non è affatto accogliente nei confronti dei bambini

Il bambino deve avere la possibilità di esprimersi quando gioca e nei suoi contatti, con la famiglia e gli amici. Come pedagogista credo sia oggi necessario, visto che il nostro mondo non è affatto accogliente nei confronti dei bambini. Gli spazi abitativi non sono a misura di bambino, le città hanno pochi luoghi dedicati al gioco, le esigenze scolastiche, spesso procedono in senso contrario al loro bisogni di libertà. Tutto questo porta a una contraddizione soprattutto se l’obiettivo è la felicità e il benessere del bambino. Perché egli possa da adulto vivere la felicità di relazioni sane e soddisfacenti, è necessario che ora riceva amore e che possa darne.

La pelle è la “regina dei sensi”, ci permette di percepire non solo gli oggetti, ma anche le vibrazioni e i vissuti emotivi, rispetto alla nostra quella del neonato e del bambino è ipersensibile come se disponesse di antenne finissime, registra l’atmosfera del suo ambiente. La fase cutanea è delicatissima, prima ancora di saper distinguere rumori, immagini, sapori, odori il neonato sente se l’atmosfera famigliare è tesa o rilassata, reagisce al nervosismo e al cattivo umore con agitazione e strilli e non si calma fino a che noi stessi non ci siamo calmati interiormente. I sensi del bambino hanno bisogno di nutrimento stimolante. Anche la pelle reclama la tenerezza, la Vitamina T. (Vitamina Tenerezza).

La tenerezza è un atteggiamento, un dono che nessuna prestazione materiale può sostituire, è necessaria fin da piccoli alla nostra vita interiore

Il bambino oltre al cibo reclama la “fame relazionale”, ossia la fame di carezze, di affettuosità e di sicurezza percepite con la pelle. La tenerezza è un atteggiamento, un dono che nessuna prestazione materiale può sostituire, è necessaria fin da piccoli alla nostra vita interiore. Se vogliamo che i nostri bambini conoscano in futuro la felicità del proprio corpo e il rispetto dell’altro nutriamoli fin d’ora di contatti gioiosi e di tenere attenzioni.

carezze

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