Ottobre 2018

La paura nelle storie per l’infanzia: brividi che aiutano a crescere

in Spunti di lettura di
Tre in tutto labate Calì, Orecchio Acerbo 2018 paura
La paura è un’emozione funzionale, ovvero serve e insegna, è importante averne esperienza. E autori e illustratori conoscitori d’infanzie ben sanno tutto questo…

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Cerchi cromatici, strumenti preziosi per imparare a vedere

in Attività in classe di
Un articolo di Emanuela Pulvirenti, insegnante di storia dell’arte e autrice di Didatticarte.it, ci introduce al coloratissimo mondo dei cerchi cromatici, da Newton alle esercitazioni da fare in classe

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Essere o non essere tecnologici? Questo è (sempre lo stesso) dilemma

in Ora di Alternativa di
Amleto-FX tecnologia
Ogni insegnante, al giorno d’oggi, è chiamato a confrontarsi quotidianamente con la presenza della tecnologia, dall’uso della LIM al (possibile) utilizzo degli smartphone in classe. Che fare, dunque? Prima di tutto – forse – cercare di capire

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La 3b meccanici ha letto “L’isola” ad alta voce ai bambini

in Attività in classe di
isola greder orecchio acerbo
“L’isola. Una storia di tutti i giorni” di Armin Greder letto da studenti di una 3B meccanici a quattro classi della primaria. Dice l’insegnante: quando hai tante perplessità loro ti stupiscono sempre. E danno il meglio Continua a Leggere

Tra regine e incantesimi suona la musica del metodo FOUR

in Approcci educativi di
polato metodo four
Regine, regni e cervelli, cosa hanno in comune con la musica? Abbiamo incontrato Laura Polato, autrice e ideatrice dell’innovativo metodo musicale FOUR Continua a Leggere

Una scuola senza smartphone, falso virtuosismo

in Tracce di scuola intenzionale di
smartphone
La riflessione di Sonia Coluccelli sul punto sette del decalogo di Galli della Loggia: cellulare a scuola sì, cellulare a scuola no? Quale processo viene agevolato dall’uso dello smartphone e quali vengono invece ostacolati?

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DSA e scrittura: il metodo può fare la differenza

in Bisogni Educativi Speciali di
scrittura
Dai prerequisiti al corsivo Michela Vandelli, esperta nei processi di apprendimento, ci parla di corretto apprendimento della scrittura.

La scrittura è un’attività complessa che richiede dei prerequisiti specifici e che non è innata: nessuno, infatti, nasce sapendo scrivere, è un’abilità che va appresa con i giusti insegnamenti, partendo già dalla scuola dell’infanzia con lo sviluppo delle capacità motorie dei bambini. Si ottengono buoni risultati anche sui bambini più in difficoltà o con sospetta DSA se si procede con calma nell’avvicinarli alla scrittura. A loro nella stragrande maggioranza dei casi, è accessibile anche il corsivo, magari con tempi leggermente più lunghi. Laddove non sia possibile, meglio un buon stampatello che un disastro grafico poi da correggere.

Prerequisiti importanti per “imparare a scrivere” sono : la coordinazione motoria fine ed oculo manuale, la corretta postura e gestione dello strumento grafico (impugnatura) e la spazialità.

Prerequisiti per “imparare a scrivere”: coordinazione motoria fine ed oculo manuale, corretta postura, gestione dello strumento grafico (impugnatura) e spazialità

lettere scritturaPer agevolare un corretto apprendimento bisognerebbe concentrare gli sforzi verso lo sviluppo della motricità dei piccoli, facendo attenzione alla corretta impugnatura (che si acquisisce intorno ai 4 anni ed è di competenza della scuola dell’infanzia), e a tutte quelle attività che agevolano l’uso delle mani e che richiedono la prensione a pinza. Ai bambini della scuola dell’infanzia bisognerebbe far usare matite colorate, colori a cera e gessetti, perché sono materiali che permettono di imparare la gestione corretta di uno strumento che è simile alla matita che poi andranno ad usare alla scuola primaria, e allena la coordinazione motoria e muscolare necessaria alla scrittura. E sarebbe importante inoltre concentrarsi su attività che prevedano l’uso delle mani che sono fonti di sviluppo cognitivo dei piccoli.

I primi mesi di scuola primaria, poi, andrebbero riservati esclusivamente all’impostazione più strutturata della scrittura, partendo con postura e impugnatura e correggendo eventuali scorrettezze, per poi proseguire con le direzioni, dall’alto al basso e da sinistra a destra, e poi passare pian piano alle lettere presentandole raggruppate per movimento. Le lettere hanno un verso ben preciso, che nella scuola di oggi sembra – ahimé spesso, per quella che è la mia esperienza – non  essere considerato né insegnato, e invece la giusta programmazione motoria agevola la scrittura e la rende più efficace e meno faticosa. Ed evita l’innesto di prassi automatiche scorrette, poi difficilmente eliminabili.

Vedo spesso disastri grafici ed ortografici, proprio perché si tende a dare poca importanza a passaggi scrittura corsivoevolutivi che invece sono fondamentali e che vanno proposti rispettando i tempi dei bambini, capita non raramente poi di assistere all’introduzione del corsivo in un momento in cui è più importante e necessario lavorare con la corrispondenza fono sillabica che permette di scrivere in autonomia, oppure di trovare ancora la presentazione di tutti i caratteri aumentando di fatto le difficoltà. Ancora troppo spesso assisto alla scrittura come copia di intere parole, anziché come attività connessa alla corrispondenza fonema grafema: a suono corrisponde segno e sillaba. Il risultato è che alcuni bambini con minori prerequisiti di base copiano un’ immagine e non sanno manipolare il suono per costruire una parola. Scrivere non è copiare e non è spontaneo, ma è un insieme di regole che i bambini devono apprendere.

Scrivere non è copiare e non è spontaneo, è un insieme di regole che i bambini devono apprendere

Bambino dsa: scrittura in corsivo, inizio percorso

Anche il corsivo, sul quale non bisognerebbe mai porre nessun veto a prescindere nemmeno in caso di difficoltà, andrebbe presentato con regole precise e con una preparazione motoria adeguata, partendo prima dai pregrafismi , passando per la presentazione delle lettere raggruppate per uguale movimento e infine alla corretta unione, affiancando questa attività preparatoria con lo stampatello come carattere iniziale, altrimenti il rischio è quello di aumentare difficoltà già in essere.

 

Bambino dsa: corsivo, dopo qualche mese

Si ottengono buoni risultati anche sui bambini più in difficoltà o con sospetta DSA se si procede con calma e in questo modo, nell’avvicinarli alla scrittura, ai quali è accessibile anche il corsivo nella stragrande maggioranza dei casi e magari con tempi leggermente più lunghi e laddove non sia possibile, meglio un buon stampatello che un disastro grafico poi da correggere.

 

Michela Vandelli è esperta nei processi di apprendimento e in strumenti informatici per ragazzi con difficoltà scolastiche o DSA  al Centro Anemos Maranello

Rubriche

Fra cattedra e finestra

di Sabina Minuto

Tracce di scuola intenzionale

di Sonia Coluccelli

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di Ivan Sciapeconi

Ora di Alternativa

di Valerio Camporesi

Virgolette

di Paola Zannoner

Luoghi Interculturali

di Mariangela Giusti

La Facile Felicità

di Renato Palma

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