scuola cosmica

La scuola cosmica per una umanizzazione dei servizi educativi

in Approcci educativi di
Marta Tropeano ci guida nelle difficoltà dei rapporti coi bambini e ci fa riflettere sul bisogno di competenze empatiche e affettive nella scuola di oggi

È una chimera oggi per chi si occupa seriamente di educazione pensare a una “scuola cosmica”, a un’educazione alla vita. Dopo le battute della Ministra e l’approvazione della legge che obbligherà i genitori ad andare a prendere i figli a scuola fino all’età di 14 anni, penso che si sia fatto un passo nel buio culturale dei nostri tempi.

Incontro sempre più spesso genitori e insegnanti che pensano che il bambino debba crescere, rendersi autonomo il più velocemente possibile (la cosiddetta corrente pedagogica del Precocismo), senza rispettare i suoi tempi di autonomia individuale e puntando a considerarlo come qualcuno a cui manca qualcosa.

Ci dimentichiamo che il bambino non è un adulto ma al contrario un “Futuro adulto”. Ed è al futuro adulto che dobbiamo rivolgerci. I bambini ci sfidano sempre fin da piccoli, si sviluppa una continua negoziazione tra il loro bisogno di essere protetti e la voglia di autonomia e di diventare esploratori di ciò che li circonda.

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Ma un mondo confezionato per gli adulti molto spesso trasposto direttamente sui bambini e i ragazzi non è positivo. Immagino che per la nostra Ministra sia più difficile inserire proposte di legge che valorizzino le nostre competenze empatiche e di rispecchiamento reciproco, per educare l’intera comunità in modo che diventi uno spazio di supporto sicuro e affettivo.

E poi che senso ha inserire nella certificazione delle competenze i “compiti di realtà” ? Secondo le Linee guida, la competenza si può “accertare facendo ricorso a compiti di realtà (prove autentiche, prove esperte, ecc.), osservazioni sistematiche e autobiografie cognitive”. Se tornare da casa a scuola rientra in queste competenze c’è qui una contraddizione, gli educhiamo ai compiti di realtà a scuola e poi all’uscita questi cessano di valere e si ritorna all’iper-protezionismo, aumentando il divario educativo tra il sapere dentro e fuori la scuola.

I compiti di realtà, invece mirano a superare il divario esistente nell’utilizzo del sapere tra contesti scolastici e contesti reali, rimanendo però strettamente integrati nel curricolo.

Ma c’è un altro problema. Riflettevo in questi giorni sui ritmi frenetici del lavoro. Ci rubano i tempi dell’affettività e della relazione. Il tempo della relazione e della conoscenza, forse è quello che manca nella scuola di oggi. L’educazione di andare alla scoperta del bambino.

L’educazione “cosmica” montessoriana mira a sviluppare il senso di inter-relazione tra gli essere viventi e conseguentemente il senso di cooperazione tra gli uomini di ogni paese e cultura. Ma qual è l’essenza dell’educazione? È il rispetto dei tempi e dei ritmi dei bambini, il rispetto della loro individualità.

Da pedagogista penso che oggi sia determinante portare l’attenzione sull’importanza del linguaggio mentale, che riguardi l’emozione o che riguardi gli stati cognitivi è fondamentale perché si dà al bambino un termometro per regolare quello che è il suo potere di conoscenza e di intervento sulla realtà.

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Dovrebbe essere un sorriso, uno sguardo d’attenzione, un atteggiamento, “accogliere per educare” ecco secondo me l’altro obiettivo della scuola. L’umanizzazione dei servizi educativi richiede che si prenda coscienza della vita emozionale.

Come? Attraverso lo sviluppo della capacità empatica, un attenzione sensibile all’altro, saper porre in armonia le differenze, la capacità di mantenere le porte aperte e soprattutto coltivare la capacità del sentire.

Secondo il maestro Franco Lorenzoni autore del libro I bambini pensano grande edito da Sellerio, oggi l’obiettivo primario è quello di trasformare una classe in una comunità attraverso “una sana curiosità reciproca”. Lasciamoci contaminare dai nostri bambini, ascoltiamo la loro immaginazione e fantasia per non perdere il nostro cuore bambino.

Desidero una pedagogia della speranza, una speranza che è desiderio di vita, un’educazione che trovi fondamento e alimento costante nel riconoscimento del valore assoluto del futuro uomo.

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