racconto dell'ancella

Il Racconto dell’Ancella, la serie tv dell’anno

in Short & Movie di
Il Racconto dell’Ancella (The Handmaid’s Tale) è una serie potente, imperdibile sull’importanza delle libertà civili e della lotta del femminismo 

La sessantanovesima edizione degli Emmy Awards, il più importante premio televisivo internazionale, è stata dominata dalla serie tratta dall’omonimo romanzo di Margaret Atwood: Il Racconto dell’Ancella.

Per la prima volta nella storia del premio vince nella categoria Drama una serie prodotta da una piattaforma streaming, ma no, non non si tratta di Netflix. La serie femminista “The Handmaid’s Tale”, che si è aggiudicata ben 5 statuette è infatti prodotta da Hulu (disponibile in Italia su TimVision).

racconto dell'ancella

Lo show è stato premiato come Migliore Serie Drammatica, Migliore Attrice Protagonista (Elisabeth Moss), Migliore Attrice Non Protagonista (Ann Down), Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura. Calcando le vicende del romanzo, la serie racconta la storia di Offred (letteralmente “Di Fred”, ovvero appartenente a Fred), un’ancella, una delle poche donne che sono rimaste fertili in un mondo che non riesce più a fare figli, a causa forse di una contaminazione radioattiva o per l’inquinamento.

In questo mondo distopico gli Stati Uniti per contrastare il problema sono diventati una dittatura religiosa e le donne fertili sono costrette a servire “il bene della comunità”. Il percorso di Offred è davvero toccante e fa riflettere su come troppo facilmente non si combatta per le cose che contano veramente, e quando ce ne rendiamo conto è ormai troppo tardi.

La serie è coglie l’attimo, in un momento in cui il fondamentalismo religioso, le restrizioni delle libertà, la violenza e la paura dovute al terrorismo dominano i telegiornali, Il racconto dell’ancella sembra più attuale che mai nonostante la forte provocazione.

racconto dell'ancella

In Gilead (la nuova nazione sorta dagli Stati Uniti) vige un regime maschilista, una società totalitaria in cui le donne sono proprietà o incubatrici. In cui una parola sbagliata può costare la vita e non ci si può più fidare di nessuno. Un mondo in cui le donne vengono “educate” (o meglio addestrate) a servire gli scopi dei Comandanti, a perdere la propria identità e a diventare vere e proprie schiave sessuali.

E qui è forte il valore dell’educazione come strumento di potere, come tramite di trasmissione di una volontà autoritaria. È tramite i Centri Rossi (perché rosso è il colore che portano le ancelle) che viene esercitato il potere della società di Gilead, ed è tramite questi che le ancelle vengono sottomesse fino quasi ad accettare volentieri il proprio destino.

Le ancelle, tra cui la protagonista, sono quindi strappate alle proprie famiglie, vivono nella confusione dimenticando com’era il mondo prima della rivoluzione.

Una serie cruda e potente, con dialoghi brevi ma pregnanti, silenzi e sguardi che dicono più di mille parole. Uno show in cui il tema del femminismo risuona potente come nel romanzo della Atwood citato in molte proteste in difesa dei diritti delle donne. E di fronte a una cultura che ancora fatica ad abbandonare il maschilismo dominante e una società che vacilla di fronte alle tendenze autoritarie non può che essere una serie da guardare e riguardare.

La serie è disponibile in Italia su TimVision ma se non potete vederla perché non leggere il libro di Margaret Atwood? Un modo per riflettere sul femminismo, sulle derive autoritarie e sull’importanza delle libertà civili.

Rubriche

Fra cattedra e finestra

di Sabina Minuto

Ora di Alternativa

di Valerio Camporesi

Maschile singolare

di Ivan Sciapeconi

Tracce di scuola intenzionale

di Sonia Coluccelli

Sentieri tra i banchi

di Fabio Leocata

Virgolette

di Paola Zannoner

Luoghi Interculturali

di Mariangela Giusti

La Facile Felicità

di Renato Palma

Torna su