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Alternanza Scuola Lavoro, l’intervista a Cristina Zannoner

in Tavola Rotonda di
Maria Cristina Zannoner è amministratrice delegata di Librì progetti educativi, leader italiano nella realizzazione di progetti educativi nelle scuole

Parlando di alternanza scuola lavoro ci siamo rivolti a Librì progetti educativi per avere esempi concreti di aziende che si rendono disponibili a formare e far lavorare i ragazzi.

Dopo il bell’intervento di Valerio Camporesi in merito abbiamo intervistato Cristina Zannoner per sapere cosa ne pensa chi sta dall’altra parte del mondo dell’istruzione, nel mondo del lavoro, ma che in questo caso è sempre a stretto contatto con la scuola e gli insegnanti.

Ciao Cristina, parliamo di alternanza scuola lavoro, da amministratrice delegata di un’azienda importante, quanto pensi sia determinante un periodo di lavoro come stage, tirocinio o esperienza formativa?

Sono sempre stata una grande sostenitrice degli stage aziendali, gran parte delle persone che lavorano oggi con me in azienda ha iniziato con uno stage.

Lo stage è una possibilità formativa molto concreta per i giovani. Offre loro la possibilità di vedere come funziona un luogo di lavoro, quali sono le dinamiche, le tempistiche, lo stile in generale di quell’azienda. Dà loro la possibilità di valutare se si trovano in un luogo adatto alle competenze acquisite all’università. Se lo stage è ben organizzato di solito sono anche affiancati da un tutor che segue la loro attività formativa. È un modo per misurarsi con le proprie capacità o attitudini. Inoltre può offrire concrete possibilità di impiego.

Per l’azienda, d’altra parte, è un modo molto oggettivo per valutare le competenze della persona, vedendola agire dentro la propria azienda si ha modo di apprezzarne le qualità o verificare eventuali difetti anche di tipo caratteriale o di attitudine che aiutano a una buona selezione del personale.

Certo fino a ora mi sono riferita a stage aziendali post universitari, ma sono certa che iniziare un percorso formativo e di orientamento già alle scuole superiori, possa presentare moltissimi vantaggi analoghi a quelli dello stage. È semplicemente un anticipare un percorso formativo molto utile che può orientare i ragazzi e accompagnarli alla scelta universitaria. Credo che per i giovani studenti andare a vedere con propri occhi le aziende e starci a contatto possa far capire quali sono gli ambiti che corrispondono maggiormente alla loro personalità.

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Molte critiche alla legge attuale si concentrano sulla durata dell’alternanza (200 ore per i licei e 400 per i tecnici) e per l’estensione ai licei di questa pratica, ti sembrano tante o poche ore per poter far capire a un giovane studente cosa significhi lavorare?

Non saprei giudicare quale sia la quantità di ore effettivamente necessaria. Quelle attuali sembrano molte se consideriamo la vastità dell’impegno sui programmi curriculari che non lascia generalmente molto spazio ad altre attività. Ecco, direi che proprio uno dei punti più critici sia l’eccessivo numero di ore dedicato all’alternanza. Anche perché alle scuole superiori forse sarebbe sufficiente una sorta di orientamento magari spalmato in più aziende di natura diversa in modo che i ragazzi possano poi scegliere la loro direzione professionale.

Sono stati documentati casi in cui studenti sono finiti a svolgere dei lavori che non avevano nulla a che fare con le proprie competenze o le proprie aspirazioni, pensi possa essere comunque formativa un’esperienza del genere?

Penso che per un ragazzo delle superiori poter vedere e toccare con mano luoghi di lavoro anche diversi dalle loro aspettative lavorative (se ne hanno, perché a quell’età le idee sul cosa fare da grande non sono molto chiare…) sia un’esperienza solo positiva, direi di apertura e di conoscenza verso la multiformità dell’attività lavorativa.

Si può in qualche modo intravedere un filo conduttore, da una parte chi concepisce la scuola come una strada verso il mondo del lavoro e chi esalta la sua funzione educativa di sviluppo dell’individualità dello studente, tu da che parte stai?

Sto sempre dalla parte del percorso educativo che pone attenzione allo sviluppo dell’individualità del ragazzo. Per questo credo sia importante che le istituzioni mettano a loro disposizione offerte multiple. L’ideale sarebbe fare in modo che i ragazzi possano scegliere tra diversi percorsi formativi, così chi ha le idee chiare può prendere una direzione più precisa. Per i più confusi, dobbiamo dare la possibilità di sperimentare vari percorsi formativi e di orientamento, magari negli ultimi due anni delle superiori.

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